12.1.12

Essere libero

Non ti tengo in pugno: ti ho tra le mani come una cosa delicata, con la stessa attenzione, come una cosa preziosa, con lo stesso riguardo, come un tesoro, unendo le dita, lasciandole aperte per poterti guardare, per poterti soffiare le mie parole. 
Passeggio rischiando di inciampare perché gli occhi non badano i miei passi, controllano te in riposo, te che ti muovi, te che sbocci e diventi fiore e roccia e animale e astro e alfabeto, il mio, guardano te per non farti cadere, ti tengo, te l'ho sempre detto.
Non ti tengo in pugno: ti ho in mano all’altezza dei miei occhi per poterti vedere e non c’è niente di te che non splenda attorcigliando le ciglia, le mie, e sbocciandomi fiori e vento e cambiando le lacrime in unguento che ripara le tue ferite e le mie che disegnavano solo la mappa per poterci incontrare, vedere, per permetterci di riconoscerci in mezzo a un'infinità di altri.

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