29.12.09
Etichettata
27.12.09
Come attraversare un guado (di ninfee)
Poggiare il piede, piano.
Spostare il corpo, distribuire il peso.
Farsi raggiungere dall'altro piede con movimento lento.
Riequilibrare le forze.
Riprendere il respiro.
Muovere un altro passo, cauto.
Esserci, senza peso.
On air: Tori Amos - Professional Widow
(dal manuale delle sempre giovani marmotte)
24.12.09
Buon Natale a tutti!!!
Credetemi, la vita ha ragione, in tutti i casi".
Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta
(La vita ha ragione sì e io vorrei che per te mamma, ora tutto fosse vita. Perché ci siamo noi vicino a te, perché adesso è il tempo di distendere i muscoli e provare a sorridere di quel che si può, perché sai che a volte le parole non sono abbastanza, non sono giuste per l'occasione - e allora ci sono i fatti. Che i sorrisi e la gioia che ti meriti ti risollevino - questo è il mio augurio, per i giorni a venire).
21.12.09
Non si incontrano tutti i giorni uomini così...
19.12.09
19.12.1973
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia marea, chi non rischia e cambia
colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle”i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e i sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che
Essere vivo
Richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Questa poesia è dedicata al mio Yoda di fiducia che come tutti i mortali anche invecchia.
14.12.09
On
Tu che mi senti il polso dove la vena è inquieta, tu che mi arricci la schiena e i piedi, tu che mi pieghi le dita in uncini, che mi sciogli i capelli in fiotti, tu che mi troveresti, ed io che mi perderei. Tu che non sai.
On air: Wilco - Jesus
10.12.09
Ma quando mi cadi dal cielo?
Monologo di Muriel.
"Il tempo guarirà tutto.
Spesso parlo da sola, solo per imbarazzo in momenti come questi, come adesso.
Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?
Come se qualche volta ci si dovessi chinare per vivere ancora.
Vivere, basta uno sguardo.
Il circo mi mancherà.
È buffo, non sento niente. È la fine e non sento niente.
Devo disabituarmi ad avere cattiva coscienza quando non sento niente.
Come se il dolore non avesse un passato.
Tutta la gente che ho conosciuto, che resta e resterà nella mia memoria; finisce proprio mentre sta per cominciare. Era troppo bello per essere vero.
Finalmente fuori in città. Chi sono io, chi sono diventata? La maggior parte del tempo sono troppo cosciente per essere triste. Ho aspettato un’eternità che qualcuno mi dicesse una parola affettuosa. Poi sono andata all’estero. Qualcuno che dicesse: “oggi ti amo tanto”, come sarebbe bello. Devo solo alzare la testa e il mondo si apre davanti ai miei occhi... mi sale nel cuore.
Quando ero bambina volevo vivere su un’isola. Una donna sola, potentemente sola. Si. È così.
È tutto così vuoto, slegato. Il vuoto, l’angoscia. Angoscia, angoscia, angoscia. Come un animaletto che si è perso nel bosco. Chi sei tu?
Non lo so più. So solo che non farò più la trapezista. Basta col trapezio. Le decisioni improvvise, alle quali si crede.
Ma non piangere, veramente l’ultima cosa da fare è mettersi a piangere. Succede così. Dipende, non è mica sempre tutto così come si vuole.
Così vuoto, tutto così vuoto…
Che devo fare? Non pensare più a nulla. Semplicemente esserci. Berlino. Qui sono straniera e tuttavia tutto è così familiare. In ogni caso no si ci può perdere, si arriva sempre al muro. Aspetterò davanti a un automatico e poi verrà fuori una foto con un altro viso. Così potrebbe cominciare una storia. Delle facce, ho voglia di vedere facce. Forse trovo un posto come cameriera.
Ho paura di questa sera. È idiota. L’angoscia mi fa male perché solo una parte di me ha l’angoscia e l’altra non ci crede. Come devo vivere?
Forse non è per niente questo il problema. Come devo pensare? So così poco.
E forse è perché sono sempre così curiosa. Talvolta penso in modo così sbagliato perché penso…
Come se parlassi contemporaneamente a qualcun altro. All’interno degli occhi chiusi… chiudere un’altra volta gli occhi. Allora anche le pietre sono vive…
Stare in mezzo ai colori; i colori, le luci al neon nel chiaro della sera; il metrò rosso e giallo.
Devo solo essere pronta e tutti gli uomini del mondo mi guarderanno… Nostalgia, nostalgia di un’onda d’amore che salga dentro di me.
È questo che mi rende sempre così incapace: l’assenza di piacere.
Il piacere d’amare…
Win Wenders - Il Cielo sopra Berlino
8.12.09
Impressioni
Mi sento come se tutto quello che faccio fosse OooooOOKeeey.
Mi sento Gandhi ma senza il mutandone.
Mi sento che mi piaccio e che ci ho messo un po' ma alla fine ci sono riuscita.
Mi sento bene e mi sento bella.
Mi sento che mi fido e faccio bene.
Mi sento che cazzo, invidiatemi!
Mi sento che avercene, di sbronze così.
On air: CocoRosie - Terrible Angels
7.12.09
4.12.09
Venerdì preponte
Stamattina.
Stavo lavoricchiando, con calma e senza stress. All'improvviso sento un'odore greve. Un misto di Dolce e Gabbana Uomo e di brochure appena uscita dal ciclostile.
Bussano alla mia porta. Due uomini con abiti grigi e capelli dal taglio Forrest Gump mi salutano cerimoniosamente, con strette di mano potenti, di quelle vogliono significare "ciò carattere, sono una persona tenace, la mole di lavoro non mi spaventa e lo dico al tuo carpo e metacarpo prima ancora che a te, così come c'è scritto nel Manuale di Comunicazione Interpersonale a pagina 24". C'è anche una donna. Tailleur ovviamente grigio dal taglio severo ma scarpe e accessori estrosi e leziosi, che voglio dirti "io ho tante palle quante ne ha un uomo ma dentro di me sono femminile a bbestia, e te lo dico con pochi dettagli, così come c'è scritto nel Manuale di Comunicazione Interpersonale, a pagina 27". Perfino nelle nuanches rassicuranti e discrete del di lei maquillage intravedi che il tratto dell'eye liner l'ha disegnato una società di grafica ispirandosi al logo aziendale.
La situazione comincia a farsi chiara, ma io attendo. Poi compiono il gesto che aspettavo già da dieci minuti buoni: la consegna del bigliettino da visita. Tre tutti uguali, cambia solo il nome, ma nella mia mente sarà uno solo: "Quell'imbecille del consulente". Qualunque cosa io chieda loro hanno già fatto qualcosa di simile e rispondono rassicuranti che ne faranno uno studio di fattibilità, un crash test, cui seguirà appostita release. Sì, perchè come tutti sanno, parlano quell'idioma anglo-business che si compone di lucuzioni del genere:
Tu du list: è l'elenco delle cose (in genere, presentazioni pauer point) che devono fare in giornata per giustificare la loro stessa esistenza.
Smart: lo dicono, in genere, di se stessi e di pochi altri unti dal signore. Significa, penso, intelligente (cioè, uno che fa una presentazione in pauer point in due ore).
Autsorsing, è ciò che dà loro da mangiare. Significa, far fare a qualcun altro. etc.etc.
Mi hanno chiesto se avevo voglia di un caffè (cfr. manuale di Customer Relationship Management, pag. 35). Ho detto non bevo caffè.
Non so perchè: io ne bevo tantissimo. E' che volevo essere più che risoluta nell'evitare che insistessero. Ora mi chiedo, visto che dovrò lavorarci insieme, come farò a giustificare il mio andirivieni verso la stanza della macchinetta del caffè.
Ora sono dal mio boss, ma torneranno. Oh, se torneranno...
Ah, dimenticavo. E' venerdì, e come fanno di solito i consulenti mi hanno parcheggiato nell'ufficio un trolley cadauno. Sì, perchè finito di lavorare e di caricare la batteria del telefono e del pc prenderanno il treno e torneranno ai rispettivi luoghi di residenza. Ovvero Milano. Dove passeranno il tempo a rivedere le slaids. Torneranno lunedì carichi di idee e di bozze di report in versione 1.0.
Io però lunedì non ci sarò. Grazie, Gesù, di queste ferie.
On air: Giuliano Dottori - Alibi
2.12.09
Il mio tipo di pioggia
Ricordo che aveva la fronte aggrottata, mentre rifletteva su queste parole, poi annunciò: "Bè, a me piace la pioggia prima che cada". Rebecca sorrise della trovata, ma io (in modo molto pedante, suppongo) dissi: "Però prima che cada non è proprio pioggia, tesoro". "E allora cos'è?" disse Thea.
E io spiegai: "È solo umidità. Umidità nelle nuvole (...). Sai, Thea, non esiste una cosa come la pioggia prima che cada. Deve cadere, altrimenti non è pioggia".
Era un principio stupido di cui discutere con una bambina (...) ma Thea sembrava non avere alcuna difficoltà ad afferrarlo, semmai il contrario - perché dopo qualche minuto mi guardò e scosse la testa con aria di commiserazione, come se stesse mettendo a dura la prova la sua pazienza dover discutere di questioni del genere con una ritardata.
"Certo che non esiste una cosa così", disse. "È proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale".
Poi corse verso l'acqua, con un gran sorriso, felice che la sua logica avesse riportato una vittoria così sfacciata.
Jonathan Coe, La pioggia prima che cada
29.11.09
Seguir consigli
Questa notte guardavo un vecchio film su uno di quei nuovi canali digitali.
Era la storia di uno sciupafemmine di nome Fred, che si redime poco prima di perdere completamente i sensi. Durante il suo percorso incontra un uomo che col fare di chi la sa lunga, quindi tipicamente mentre fa la pipì nell'orinatoio di un bagno pubblico, gli passa due dritte per sopravvivere.
La prima: è sicuro che la brasaola non fa ingrassare.
La seconda: appena finisco qua ti insegno come si taglia la cocaina.
Ovviamente scherzo, l'uomo nell'orinatoio non ha detto così. Le mie sono solo proiezioni che cercano in ogni direzione risposte adeguate alle domande che non posso più evitare.
Ma, nonostante tutto, due cose le ho imparate, dice: trovati qualcuno da amare e vivi ogni giorno come fosse l'ultimo.
Ora, sulla seconda, è evidente: ha avuto una caduta di genio.
Sarà che certe cose ti circolano dentro e le ripeti all'occorrenza senza sapere più se le pensi realmente o se, come una gomma da masticare, ti sono rimaste appiccicate tra la mente e la lingua. Per quanto mi riguarda, vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo sarebbe una vera tortura. Tra ripetuti addii e spiaggiate malinconie, credo che in breve tempo non riuscirei più neanche a camminare contraddicendo il senso dell'insegnamento.
Comunque a parte la scivolata sul secondo, l'uomo nell'orinatoio la sapeva lunga. Infatti il primo è un consiglio che funziona, lo capisci subito.
E altrettanto subito, mentre lo capivo, ho avuto chiaro tra le labbra il secondo consiglio.
Il secondo consiglio, per quanto ho capito io, è: ama. Cioé: trovati qualcuno da amare, primo consiglio, e amalo, secondo consiglio.
Un consiglio tutt'altro che scontato, a pensarci. Ché spesso, come l'uomo nell'orinatoio, cerchiamo qualcuno da amare e poi, una volta trovato, non sappiamo come andare avanti. Troviamo qualcuno da amare e poi ci accorgiamo che abbiamo dimenticato come si fa.
Ma amare è facile, basta chiudere gli occhi e fidarsi.
Amare è facile e fondamentale: a che scopo, altrimenti, trovare qualcuno da amare?
Spesso penso che tutto quello che conta sia un po' come respirare, ti incasini solo quando inizi a pensarci troppo.
On air: Patrizia Laquidara - Voce è Linda



