4.12.09

Venerdì preponte

Stamattina.
Stavo lavoricchiando, con calma e senza stress. All'improvviso sento un'odore greve. Un misto di Dolce e Gabbana Uomo e di brochure appena uscita dal ciclostile.

Bussano alla mia porta. Due uomini con abiti grigi e capelli dal taglio Forrest Gump mi salutano cerimoniosamente, con strette di mano potenti, di quelle vogliono significare "ciò carattere, sono una persona tenace, la mole di lavoro non mi spaventa e lo dico al tuo carpo e metacarpo prima ancora che a te, così come c'è scritto nel Manuale di Comunicazione Interpersonale a pagina 24". C'è anche una donna. Tailleur ovviamente grigio dal taglio severo ma scarpe e accessori estrosi e leziosi, che voglio dirti "io ho tante palle quante ne ha un uomo ma dentro di me sono femminile a bbestia, e te lo dico con pochi dettagli, così come c'è scritto nel Manuale di Comunicazione Interpersonale, a pagina 27". Perfino nelle nuanches rassicuranti e discrete del di lei maquillage intravedi che il tratto dell'eye liner l'ha disegnato una società di grafica ispirandosi al logo aziendale.

La situazione comincia a farsi chiara, ma io attendo. Poi compiono il gesto che aspettavo già da dieci minuti buoni: la consegna del bigliettino da visita. Tre tutti uguali, cambia solo il nome, ma nella mia mente sarà uno solo: "Quell'imbecille del consulente". Qualunque cosa io chieda loro hanno già fatto qualcosa di simile e rispondono rassicuranti che ne faranno uno studio di fattibilità, un crash test, cui seguirà appostita release. Sì, perchè come tutti sanno, parlano quell'idioma anglo-business che si compone di lucuzioni del genere:
Tu du list: è l'elenco delle cose (in genere, presentazioni pauer point) che devono fare in giornata per giustificare la loro stessa esistenza.
Smart: lo dicono, in genere, di se stessi e di pochi altri unti dal signore. Significa, penso, intelligente (cioè, uno che fa una presentazione in pauer point in due ore).
Autsorsing, è ciò che dà loro da mangiare. Significa, far fare a qualcun altro. etc.etc.

Mi hanno chiesto se avevo voglia di un caffè (cfr. manuale di Customer Relationship Management, pag. 35). Ho detto non bevo caffè.
Non so perchè: io ne bevo tantissimo. E' che volevo essere più che risoluta nell'evitare che insistessero. Ora mi chiedo, visto che dovrò lavorarci insieme, come farò a giustificare il mio andirivieni verso la stanza della macchinetta del caffè.
Ora sono dal mio boss, ma torneranno. Oh, se torneranno...

Ah, dimenticavo. E' venerdì, e come fanno di solito i consulenti mi hanno parcheggiato nell'ufficio un trolley cadauno. Sì, perchè finito di lavorare e di caricare la batteria del telefono e del pc prenderanno il treno e torneranno ai rispettivi luoghi di residenza. Ovvero Milano. Dove passeranno il tempo a rivedere le slaids. Torneranno lunedì carichi di idee e di bozze di report in versione 1.0.
Io però lunedì non ci sarò. Grazie, Gesù, di queste ferie.


On air: Giuliano Dottori - Alibi

1 commenti:

harpo ha detto...

Non accettando il caffè hai aderito alla prima regola per restare sereni in ufficio!!
E se ti interessano, ecco qua altri utili suggerimenti per le situazioni "menose" che racconti.
Buon ponte!!