Volevo scriverti una lettera fatta di silenzio. Ma come si fa a scriverti una lettera così.
Ho ipotizzato varie strutture, per scriverti una lettera fatta di silenzio, ma nemmeno una mi convince.
Faccio un esempio.
Prendo un foglio bianco, prendo una penna, prendo una busta ruvida. Poi accartoccio il foglio bianco, rimetto la penna nello scrittoio, prendo la busta ruvida, tiro fuori un silenzio dalla gola, lo infilo nella busta ruvida, sigillo la busta ruvida, la spedisco.
Ma poi dovresti aprire la busta ruvida, e ascoltare il rumore del foglio che si strappa e il mio silenzio scorrere via in mezzo a quel scroscio.
Per riparare a questo intoppo potrei prendere il foglio bianco, la penna, la busta ruvida, accartocciare il foglio, rimettere la penna nello scrittoio, cercare dei giornali dai quali ritagliare frammenti di silenzi e infilarli nella busta ruvida, sigillare la busta ruvida e spedirla. Quando aprirai la busta ritrovarai tutti quei frammenti di silenzi e forse ti apparirebbero come coriandoli oppure ti apparirebbero come minacce. Così non capiresti che si tratta di silenzio. Del mio silenzio. Mi chiameresti per doamndarmi: ma cosa mi hai spedito? A quel punto saremmo costretti a parlare.
Allora potrei ritornare al primo esempio e modificarlo solo di un poco: prendo un foglio bianco, prendo una penna, prendo una busta ruvida, accartoccio il foglio bianco, rimetto la penna nello scrittoio, prendo la busta ruvida, tiro fuori un silenzio dalla gola, lo infilo nella busta ruvida e spedisco senza sigillarla. La inserirei nella buca delle lettere facendo molta attenzione a non lasciare scappare fuori il silenzio, ma poi il postino, con che cura riempirebbe il sacco, lo svuoterebbe?
Forse in questo modo ti giungerebbe una busta ruvida aperta e vuota.
Forse potrei pensare di prendere un foglio bianco, prendere una penna, prendere una busta ruvida, pensare di accartocciare il foglio bianco, immaginarmi mentre rimetto la penna nello scrittoio, vedermi mentre prendo la busta ruvida, tirarmi fuori un silenzio dalla gola, infilarlo nella busta e spedirtelo. Così non mi importa che la busta ruvida sia sigillata, mi importa solo il pensiero, che il pensiero ti arrivi.
Ma la tua casa è fatta di mura spesse, la tua porta è blindata, la tua stanza distante, Dovrei aspettare una tua lettera fatta di silenzio di risposta, per capire se l’hai ricevuta, la mia.
Così per questo io scrivo, ti scrivo questa piccola guida alle lettere fatte di silenzio, in modo che tu sappia come rispondermi.
Faccio un esempio.
Prendo un foglio bianco, prendo una penna, prendo una busta ruvida. Poi accartoccio il foglio bianco, rimetto la penna nello scrittoio, prendo la busta ruvida, tiro fuori un silenzio dalla gola, lo infilo nella busta ruvida, sigillo la busta ruvida, la spedisco.
Ma poi dovresti aprire la busta ruvida, e ascoltare il rumore del foglio che si strappa e il mio silenzio scorrere via in mezzo a quel scroscio.
Per riparare a questo intoppo potrei prendere il foglio bianco, la penna, la busta ruvida, accartocciare il foglio, rimettere la penna nello scrittoio, cercare dei giornali dai quali ritagliare frammenti di silenzi e infilarli nella busta ruvida, sigillare la busta ruvida e spedirla. Quando aprirai la busta ritrovarai tutti quei frammenti di silenzi e forse ti apparirebbero come coriandoli oppure ti apparirebbero come minacce. Così non capiresti che si tratta di silenzio. Del mio silenzio. Mi chiameresti per doamndarmi: ma cosa mi hai spedito? A quel punto saremmo costretti a parlare.
Allora potrei ritornare al primo esempio e modificarlo solo di un poco: prendo un foglio bianco, prendo una penna, prendo una busta ruvida, accartoccio il foglio bianco, rimetto la penna nello scrittoio, prendo la busta ruvida, tiro fuori un silenzio dalla gola, lo infilo nella busta ruvida e spedisco senza sigillarla. La inserirei nella buca delle lettere facendo molta attenzione a non lasciare scappare fuori il silenzio, ma poi il postino, con che cura riempirebbe il sacco, lo svuoterebbe?
Forse in questo modo ti giungerebbe una busta ruvida aperta e vuota.
Forse potrei pensare di prendere un foglio bianco, prendere una penna, prendere una busta ruvida, pensare di accartocciare il foglio bianco, immaginarmi mentre rimetto la penna nello scrittoio, vedermi mentre prendo la busta ruvida, tirarmi fuori un silenzio dalla gola, infilarlo nella busta e spedirtelo. Così non mi importa che la busta ruvida sia sigillata, mi importa solo il pensiero, che il pensiero ti arrivi.
Ma la tua casa è fatta di mura spesse, la tua porta è blindata, la tua stanza distante, Dovrei aspettare una tua lettera fatta di silenzio di risposta, per capire se l’hai ricevuta, la mia.
Così per questo io scrivo, ti scrivo questa piccola guida alle lettere fatte di silenzio, in modo che tu sappia come rispondermi.
On air: Lisa Germano - "..and so on"


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