Ascolta, dico io. Ho un piano. Un piano per ritrovarci nella prossima vita, posso spiegarti? In verità, non è vero che ho un piano, intanto spero che ci sia una prossima vita, e se ci sarà mi chiedo come funzionerà, metti che io nella prossima vita sono un gatto e allora mi piacerebbe se tu fossi ancora una persona, così mi troveresti in uno scatola lungo la via che porta a casa tua , in mezzo ad gatti, tu mi riconosceresti e mi prenderesti in braccio e io non mi ribellerei, inizierei a farti le fusa, mi addormenterei sul tuo cuscino e ti sveglierei leccandoti gli occhi. Evito di parlarti dei miei dubbi sul mio piano. Metti che sono una formica e ti vengo a cercare e inavvertitamente mi schiacci. Metti che sono un’erbaccia e continuo a crescerti nel tuo giardino e tu continui a strapparmi. Preferisco pensare che saremo entrambi della stessa specie – chissà, metti che magari riesco a ricordarmi come funziona, la scelta, e so darti le dritte su questa parte. Per ora mi limito a credere che la vita ce lo deve, farci essere della stessa specie nella prossima vita, e io vorrei che fossimo persone, ma va bene anche gatti, anche erbacce l’ importante è riuscire a trovarsi, a ritrovarsi magari subito. Nell’essere nuovamente persone potremmo usare le parole per riconoscerci. Potremmo usare un codice segreto. Magari anche le altre specie hanno il loro codice segreto, ma non ricordo la mia vita da erbaccia o da gatto, ricordo questa, e neanche tutta, nemmeno bene. Vorrei che mi dicessi che sono scema, che abbiamo tutto il tempo, che possiamo pensarci poi, alla prossima vita, ma tu non parli. Allora penso che comunque ho tempo per istruirti, posso aspettare, e inizio a darti dei piccoli baci ai lati delle labbra, dove le labbra finiscono e inizi tu. Poi ti do un bacio profondo, e vorrei che la mia lingua raggiungesse il tuo cuore per lavarlo del nero, afferro la tua maglietta per poter naufragare con te. Ci accarezziamo il viso con le parole. Infilo le mani sotto la tua maglietta, intreccio le mie mani sulla tua schiena, così mi porterai con te ovunque tu vada. Diamoci appuntamento, ti dico. Una data e un’ora. Per non dimenticarci ce le scriviamo adesso sulla schiena, ti dico. Il tempo forse le cancellerà, ma ci saranno i nei da unire in un giusto ordine, ti dico. Ci incontreremo in un posto, in un posto che sceglieremo poco affollato, così siamo sicuri di ritrovarci, ti dico. Tu mi dici che probabilmente anche in quel posto costruiranno un centro commerciale o qualcosa di peggio. Hai ragione ti dico. Tu mi dici che non possiamo metterci a vedere le schiene di tutti. Io ti dico che hai ragione. Tu mi stai per dire qualcosa ma ti fermo e ti dico che una cosa non cambia mai. L’odore non cambia mai, ti dico. E allora ci troviamo nel posto deciso, in quella data, a quell’ora, e ce ne andiamo in giro annusando. Inciampando in noi ci saremo trovati e finalmente non ci perderemo più.
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