Ci sono cose che si vedono e altre che non si vedono. Le prime si possono anche toccare, le seconde, in genere, no. Tipo, se ti guardo la testa, ti vedo i capelli e magari, se vuoi, posso passarci le dita in mezzo, stando attenta alla rosa.
Se ti guardo la testa, però, quello che c’è dentro non lo vedo, e non lo posso nemmeno toccare. Con le parole, se te le dico vicino, riesco a passare attraverso tutto quello che c’è e arrivare dove ci sono le cose che non si vedono e fare le stesse cose che possono fare le mie mani tra i tuoi capelli. A volte.
Io vorrei che si potessero vedere tutte le cose. Che si potesse agire su tutte le cose. Che bastasse stringerti come un tubetto di dentifricio per spremerti fuori quel dolore, che il dentifricio poi mica si riesce a rimetterlo dentro al tubetto, è impossibile.
Vorrei che i pensieri, certi pensieri fossero come polvere sul cranio, e allora basterebbe passarci la mano sopra più e più volte, che poi vuole dire accarezzare, così con un po’ di carezze o tantissime, a seconda della quantità di polvere, quei pensieri se ne andrebbero via.
La distanza è un’altra cosa che non si vede. Non si tocca neanche, perché è così lunga che se la si potesse toccare tutta allora non sarebbe più distanza. L’ideale sarebbe se la distanza fosse come quei metri che si arrotolano, che premi un pulsante e si riarrotolano anche se lunghissimi, ma questa è la più difficile di tutti.
Per questo gioco a facciamo che. Lo so che è una cosa da bambini, giocare a facciamo che, ma proprio per questo, credo, è una cosa che un po’ ci somiglia. E allora facciamo che ti stritolo come un tubetto di dentifricio con un abbraccio, che ti accarezzo via tutti i pensieri, quei pensieri lì e quelli soltanto, che premo il bottone e ci facciamo una passeggiata nel parco, tieni sempre pronte le cose che devi portarti dietro.
On air: Florence + The Machine - Dog Days Are Over
10.10.11
Dentifricio
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