9.2.11

“A ciascuno il suo” direbbe Sciascia.

Sono tornata. E già mi manca.

Mi manca, quella città che ti entra nel sangue, ti scoppia dentro, all'improvviso, con buona presunzione.
E' uno strappo Catania, come credo tutta la Sicilia.
Una lacerazione magnifica che rompe ogni abitudine precedente e ti porta via, ti porta via nei suoi segreti fatti di acqua e di fuoco, di alchimie sacre e di umanissimi languori.

Di Catania ricerco l'essenza e lei si avvicina, si ferma, fugge in un vicolo, si nasconde, riposa nelle prime ore del pomeriggio, quando non senti nulla, solo il rumore del mare, e si sveglia di nuovo, si alza con i suoi devoti abiatanti, cammina al loro fianco e ciondola fra le carezze del vento.
Città particolare, incrocio di oriente e occidente. Di voci antiche, che ancora oggi sussurrano negli angoli e lasciano tracce nelle architetture e nelle gastronomie.

Ho passeggiato per le vie di Catania, mi sono infilata sulle nuvole del suo cielo, ho guardato con rispetto quella montagna che regala ancora una spiritualità nascosta.
Mentre guardavo le onde del mare blu che piu’ blu non si puo’ infrangersi sulle rocce nere attraversate dai battiti d'ala di alcuni gabbiani ho pensato che a volte la bellezza ferisce.
E' una ferita benedetta, quella della bellezza.
Quella di ogni bellezza.
Sì.
La Sicilia ti entra nel sangue. Specie se, con rispetto e pudore, provi ad annusarla con confidenziale piacere.
Mi sono gustata ogni attimo in compagnia delle mie persone e di altre persone veramente lucenti.
E quando sono partita, ho lasciato qui un pezzettino di nostalgia.
Sento che tornerò a riprenderla al piu' presto.

On air: Belle & Sebastian - I Want The World To Stop

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