26.8.10

Giorni per (a)mare

Portami di pietra in pietra. Le pietre dove appoggiare i piedi le scegli tu. Io cammino ad occhi chiusi. Mi va di sapere che tu sei davanti e mi tendi la mano. Tu mi dici dove cosa come e io mi porgo. Non dirmi mai quanto manca, ti prego. Nemmeno se te lo domandassi. E quando arriverò semplicemente abbracciami, capirò. Voglio saltellare di pietra in pietra. Non importa dove arriverò. Hai idea di quante rive con pietre esistano al mondo? E quante barche potrebbero attenderci? Tu potresti cercare di farmi attraversare il mare. Lo puoi fare, vero? Ecco, allora fallo. Prenditi gioco di me mentre saltello ad occhi chiusi. Hai idea di quanti oceani tentino ogni giorno di affogare il mondo? Hai idea di quanti mondi ruotano malinconici nello spazio? Voglio chiudere gli occhi, un sorriso sulle labbra e una pietra su cui saltare. E poi sì: te che sistemi per me le pietre. Tanto se aspetto di crescere non cresco: meglio lasciarsi trascinare dal tempo. Un amore esagerato per un tempo in sè, una incuria per il tempo intorno: voglio vivere così. Come se mi trovassi tra due tempi nello spazio. I due tempi mi annoiano a morte. Perciò prestami due tempi qualunque, dài. Ci gioco per qualche anno e poi te li ridò. Nel frattempo mi farò trascinare dalla corrente e proverò nostalgia per ogni onda che mi urta. Certo basterebbe allungare un piede e controllare se tocco. Poi se l'acqua è alta, potrei nuotare. Ma non mi basta questo. Nè una barca invece che un'altra. Né padroneggiare tecniche. Né imparare a vivere. Voglio te che metti per me le pietre. Tu mi dici dove cosa come e io mi porgo. Forza, tu ci guadagni il colore del grano. Io poi, lentamente, ti raggiungo e ti porto me.

On air: Mannoia - Il Moviemento del dare

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