C'è un detto che mi risuona nella testa...quello dei due pesi e delle due misure. A dir la verità, da un po’ mi gira per la testa la differenza. La diversità di approccio di cui ognuno partecipa la propria vita.
Da un po’ faccio caso a quanto i parametri per stabilire i confini tra il sé medesimo tale e quale e il totalmente altro siano, in realtà, poco più di un pensiero.
Un pensiero che, appunto, fa la differenza. Perché la Qualità di una persona la scopri anche quando cominci a farti un’idea di quel confine: se è elastico se è rigido, se è valicabile se no, se è ben aderente se non c’è…
Sempre gli stessi che ricordano, sempre gli stessi che dimenticano e in mezzo piccoli ma potenti altri che, cordialmente parlando, se ne fregano di come la gente puo' essere trattata.
E poi, la goccia.
Mi guardo allo specchio di un normale bagno pubblico di Capodichino, per passare il tempo con lo sguardo faccio rimbalzare gli occhi sullo specchio finché ne incontro altri. E' un gioco bello e gratis. Di solito non dà molta soddisfazione, però. Perché gli occhi che incontro appartengono a ragazze di tutto punto. Con beauty-case cumuliformi davanti, sguardo distratto e aria valutativa a seguito. Ieri, ero vicino a una ragazza dal vestito retrò. Era azzurro, seguiva la linea del corpo e aveva un piccolo fiocco sulla vita. La guardavo ma lei non aveva occhi che per se stessa. Si passava le mani sui capelli. Si passava le mani sul vestito. Si sorrideva. Aveva una strana espressione e io pensavo: come si piace, si vede che è felice di essere quello che è. Finché i pochi attimi sono finiti.
Mentre si preparava ad andar via le è caduta la spazzola sugli stivali e lei si è chinata a raccoglierla. Appena in piedi le sono cadute le chiavi della borsa. E lei si è abbassata sui talloni e con mani ferocemente calme ha cominciato a tastare tutto il pavimento accanto ai suoi tacchi. Centimetro dopo centimetro. Con lo sguardo fisso davanti a sé. Mentre le chiavi erano lì, a un niente dal suo piede destro.
Di colpo ho capito, la sua espressione la sua cura e tutto. Le ho raccolto le chiavi e le ho messe nel palmo della sua mano. Lei ha girato la testa verso di me e con gli occhi più assenti e struggenti che so mi ha detto: danke! Poi, risoluta e senza troppi strascichi, è andata via e mi ha lasciata li. Ho poi cercato complicità in quelli della signora accanto. Ma lei, occhi negli occhi con se stessa, continuava a truccarsi col rimmel...
Quindi, sono uscita e Buonasera! Così ho detto a un vicino che aspettava l'aereo e lui niente. Mentre leggevo tutte le scritte nel suo intorno, aspettavo che mi rivolgesse lo sguardo. Ma niente. Allora gli ho chiesto "Sa quando aprono il gate?". Lui,niente.Allora io "ma è Italiano?" E una rabbia livida mi ha incattivito lo sguardo. Lui ha balbettato qualcosa. Io Buonasera, eh! e sono andata via.
Con un senso di colpa misto a vendetta, per quel vestito azzurro e il suo non fare una piega. Sono andata via ma avrei voluto aggiungere che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. Non c'è peggior morto di chi non vuole vivere.
On air: PJ Harvey - Angelene
Da un po’ faccio caso a quanto i parametri per stabilire i confini tra il sé medesimo tale e quale e il totalmente altro siano, in realtà, poco più di un pensiero.
Un pensiero che, appunto, fa la differenza. Perché la Qualità di una persona la scopri anche quando cominci a farti un’idea di quel confine: se è elastico se è rigido, se è valicabile se no, se è ben aderente se non c’è…
Sempre gli stessi che ricordano, sempre gli stessi che dimenticano e in mezzo piccoli ma potenti altri che, cordialmente parlando, se ne fregano di come la gente puo' essere trattata.
E poi, la goccia.
Mi guardo allo specchio di un normale bagno pubblico di Capodichino, per passare il tempo con lo sguardo faccio rimbalzare gli occhi sullo specchio finché ne incontro altri. E' un gioco bello e gratis. Di solito non dà molta soddisfazione, però. Perché gli occhi che incontro appartengono a ragazze di tutto punto. Con beauty-case cumuliformi davanti, sguardo distratto e aria valutativa a seguito. Ieri, ero vicino a una ragazza dal vestito retrò. Era azzurro, seguiva la linea del corpo e aveva un piccolo fiocco sulla vita. La guardavo ma lei non aveva occhi che per se stessa. Si passava le mani sui capelli. Si passava le mani sul vestito. Si sorrideva. Aveva una strana espressione e io pensavo: come si piace, si vede che è felice di essere quello che è. Finché i pochi attimi sono finiti.
Mentre si preparava ad andar via le è caduta la spazzola sugli stivali e lei si è chinata a raccoglierla. Appena in piedi le sono cadute le chiavi della borsa. E lei si è abbassata sui talloni e con mani ferocemente calme ha cominciato a tastare tutto il pavimento accanto ai suoi tacchi. Centimetro dopo centimetro. Con lo sguardo fisso davanti a sé. Mentre le chiavi erano lì, a un niente dal suo piede destro.
Di colpo ho capito, la sua espressione la sua cura e tutto. Le ho raccolto le chiavi e le ho messe nel palmo della sua mano. Lei ha girato la testa verso di me e con gli occhi più assenti e struggenti che so mi ha detto: danke! Poi, risoluta e senza troppi strascichi, è andata via e mi ha lasciata li. Ho poi cercato complicità in quelli della signora accanto. Ma lei, occhi negli occhi con se stessa, continuava a truccarsi col rimmel...
Quindi, sono uscita e Buonasera! Così ho detto a un vicino che aspettava l'aereo e lui niente. Mentre leggevo tutte le scritte nel suo intorno, aspettavo che mi rivolgesse lo sguardo. Ma niente. Allora gli ho chiesto "Sa quando aprono il gate?". Lui,niente.Allora io "ma è Italiano?" E una rabbia livida mi ha incattivito lo sguardo. Lui ha balbettato qualcosa. Io Buonasera, eh! e sono andata via.
Con un senso di colpa misto a vendetta, per quel vestito azzurro e il suo non fare una piega. Sono andata via ma avrei voluto aggiungere che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. Non c'è peggior morto di chi non vuole vivere.
On air: PJ Harvey - Angelene


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