28.6.10

Isla Cies

Il vento che avverti sul volto appena fai capolino dalla tenda è una rivelazione magica, un incantesimo infinito, un richiamo all’essenzialità della vita. Prendo conforto dall’orizzonte del mare, un’esperienza che ti riconcilia con la vita che scorre e che ti sorprende sul volto così intensa e lieve come una carezza che potresti morire lì con la pace nel cuore. Quindi avvolta in una felpa esci allo scoperto per ringraziare gli dei che vestono le sembianze delle stelle, e lì col naso all’insù la vita sembra fermarsi talmente diviene leggera. In alto le stelle, intorno buio e dentro il silenzio che irrompe senza ostacoli.
A volte il silenzio fa paura, crea il vuoto e il vuoto non ha coordinate, a volte ti trasforma in un paio di occhi che camminano su due piedi obbligandoti a registrare in fretta le emozioni e le parole da misurare col prossimo.
Quel silenzio fa paura sì fa paura, l’altro invece conforta e ti pone di fronte a te stesso senza indugi. Intorno solo buio e il mare fa venire allo scoperto l’animale timido che è in noi come il mare la notte, perché non ha orecchie o se le ha per ascoltare non ci giudica.
Dopo le stelle di nuovo il chiarore del mattino, al mattino il mare sembra svegliarsi insieme a te stropicciandosi gli occhi nelle increspature lievi, la notte invece riposare con te. Il risveglio con all’orizzonte il mare, la voglia di caffè e le vele avvolte dei catamarani sembrano suggerirti il ciclo naturale della vita, di giorno vivere e costruire di notte riposare e riprendere forze, così forse dovrebbe essere senza le droghe artificiali per sfuggire, evadere dalle consuetudini.
Quindi spieghi le vele e lentamente scorri sull’acqua per viverti quel senso di vita che si è rivelata.

On air: Metallica – Fade to black

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