Ho sempre pensato: meglio sola che male accompagnata.
Ho sempre pensato: se non dovessi raggiungere l'ideale meglio la mancanza, piuttosto che la secca consolazione del più e del meno. Piuttosto che, di giorno in giorno, sprecare energie per procurarmi l'infame buon senso necessario. Quello che, solo, riuscirebbe a farmi bastare ciò che non ho scelto. Piuttosto che sentirmi sempre in cerca come una tossicomane. Sapendo che, la stabilità del mio piccolo mondo ordinato dipenderebbe da quanto alla svelta sarei capace di procurarmi una dose. Sapendo che il giorno in cui non dovessi trovare uno spacciatore di infame buon senso in zona, mi infrangerei in mille pezzi. Meglio la mancanza, quindi.
Meglio persino l'assenza, guarda.
Piuttosto che, fra mille ansie senza ragione, adulare una presenza di facciata.
Meglio cercare, ho sempre pensato.
Meglio sapere quello che non voglio.
Non voglio diventare una che si lamenta, ad esempio, ho sempre pensato.
Non voglio parlare per convenzioni, non gestire per formalità. Non perdermi in parole col significato mezzo cancellato dalla noia.
Voglio portare rispetto ai tempi della mia anima.
Voglio sentire cantare la vita. Quella che ho imparato ad assecondare i suoi desideri, le sue tentazioni e le sue fantasie.
La vita è altro e non si fa fermare. La vita non si fa fermare se è libera di scegliere, bivio dopo bivio. Non si fa fermare se non è fermata. Se non è frenata, se non è inibita, se non è forzata.
Ecco, io ho sempre pensato così e la mia vita, adesso. Corre. In diagonale.


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